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Non mi cercheresti, se non mi avessi giĆ  trovato

E così torni a casa. Posi lo zaino pesante a terra. Ti togli il cappotto e le scarpe. Ti siedi sul divano e ci ripensi e credi che una volta scoperto quel posto ci dovrai tornare, perché ti aspetta e ti chiama, perché non solo lì ma soprattutto lì puoi essere tu senza costruzioni e impalcature, senza troppi pensieri sulle parole da dire o i gesti da fare, perché non solo lì ma soprattutto lì, esce tutto fuori e parte da te naturalmente e in modo genuino. Vieni considerato un viandante, un sognatore o semplicemente uno che si è perso ma può ritrovarsi in quella pietra semplice, in quei volti adulti ma sereni che ti accolgono e ti abbracciano pur non conoscendoti affatto. Le tue parole sono considerate importanti e non semplici bolle d’aria destinate a svanire, e ti stupisci che in una parte dell’Italia ci sia una comunità che ti affascini così tanto. Tanto da poterti far sorgere la pazza idea di trasferirti tra le colline per assaporare la vita in modo diverso come si sono imparati a fare loro, che probabilmente non spendono la vita solo a lavorare e a concedersi un lusso ogni tanto, ma possono fare anche altro, hanno un’alternativa a tutti gli schemi che confezionano per noi.
Se saprai ascoltare troverai parole sagge, se saprai lanciarti potrai farti conoscere ed apprezzare, se resterai in silenzio mediterai, se sarai fortunato troverai un amico e riscontrerai in lui una presenza piacevole di cui ti rimarranno i mille discorsi, le risate e quella complicità che si trova solo in un viaggio.
Ritorni e già ti manca tutto.

Pubblicato il 22/2/2010 alle 15.1 nella rubrica Diario.

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